La fine del web

scritto alle 22:56 del 19/10/2007 da ZioAlfredo in Web & Politica

bloggiamobanner.jpgOggi, facendo la mia solita rassegna stampa su Internet, scopro sul Blog di Beppe Grillo una notizia a dir poco sconvolgente: un nuovo disegno di legge promosso da Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e approvato senza passare all’occhio della stampa il 12 ottobre in Consiglio dei ministri. Direte, succede tutti i giorni, ma cosa avrà di sconvolgente questa nuova proposta di legge? La fine del web, ovviamente in Italia.
Infatti il disegno di legge, per la nuova disciplina dell’editoria quotidiana, prevede che chiunque abbia un blog o un sito personale debba registrarlo al ROC, uno speciale registro dell’Autorità delle Comunicazioni, producendo dei certificati e pagando eventuali marche da bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. Obbliga altresì chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile, pena il rischio di incorrere in responsabilità penali anche rilevanti.
Quando ho letto questa notiza, di fatto il 99% dei siti web in italia chiuderebbe, sono rimasto allibito, all’inizio non ci volevo credere, era talmente assurda che non poteva essere vera. Ho continuato a documentarmi e man mano che la giornata scorreva, il fermento sul web saliva, chi proponeva scioperi sul web, oscuriamo tutti i siti (io sarei pronto), chi incitava all’attacco con sistemi più o meno leciti i siti istituzionali, chi inondava la casella del politico di messaggi (uno l’ho mandato) e di insulti, chi raccoglieva firme per una petizione (io ho firmato).
Potrei parlare per ore e fare anche io nuove proposte e battaglie da incentivare sul web contro questo disegno oppure dispensare consigli, ma mi limiterò a far valere i miei diritti sanciti dall’art. 21 della Costituzione Italiana e concludo dicendo che non vedo libertà in questa proposta semmai l’ennesimo modo di imbavagliare la bocca a chi invece ha tanto da dire, vedo l’ennesima corporazione con il ROC, l’ennesima burocratizzazione, vedo una barriera di protezione in più per la casta e vedo soprattutto gli interessi personali di un uomo nato nel 49, anni luce dal web, che è stato giornalista, ha collaborato con numerose grosse testate, che ha diretto il tempo, e fondato L’Indipendente e oggi vede sminuito il suo ruolo con la stampa che perde terreno in favore di internet.
Caro Franco Levi questo è il mercato e non si può fermare.




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7 commenti su “La fine del web”

  1. 1
    alex ha scritto:

    Condivido appieno, questo è il risultato dell’alleanza tra la casta dei politici e quella dei giornalisti!!

  2. 2
    justfrank ha scritto:

    Vedo che anche qui purtroppo non si tiene in considerazione il testo del ddl, ma l’interpretazione che ne ha dato Grillo. Interpretazione fantasiosa, direi, e non poco.

    A parte l’art. 2.1 che è scritto male ed in modo ambiguo, nulla fa pensare che cambi qualcosa per i blogger. Sarebbe tenuto a registrarsi al ROC solo chi, individuato dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, adesso è già tenuto a registrarsi come testata in Tribunale.

    In sostanza, se hai un blog non devi registrarti. Se hai una redazione, ufficio, dipendenti, e magari hai chiesto allo Stato i contributi pubblici per l’editoria, allora si che devi iscriverti al registro. Credo che persino beppegrillo.it non avrebbe questo obbligo, visto che adesso è un libero blog come tutti gli altri.

    Che so, corriere.it, repubblica.it etc. invece dovrebbero iscriversi al ROC. Spero sia chiaro ;)

  3. 3
    ZioAlfredo ha scritto:

    Scusa justfrank, ma proprio perchè ho letto il testo linkato nell’articolo che ho scritto, parlo.
    La nuova disciplina dell’editoria, definisce come prodotto editoriale, qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso, vedi punto uno dell’art.2 ed esclude nei punti 2 e 3, l’informazione aziendale interna ed esterna ed il settore discografico ed audiovisivo.
    Poi all’art. 5 si fa chiarezza sull’attività editoriale dicendo che si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative. Nei punti seguenti si parla del roc e di cosa deve fare chi fra attività editoriale e produce prodotti editoriali… poi segue altro non rilevante.

    Ti consiglio la visione di questo video realizzato dal dott. Valentino Spataro di http://www.civile.it al link http://www.civile.it/news/visual.php?num=45744 (click a destra) insomma non lo dico io blogger, forse di parte, ma un consulente di internet (diritti e leggi), laureato in giurisprudenza.

    p.s. io credo che corriere.it, repubblica.it etc… gia siano iscritte al roc, e che cmq non abbiano problemi a registrarsi.

  4. 4
    ZioAlfredo ha scritto:

    Uniti si vince!
    La blogsfera italiana si è mossa compatta, ha combattuto per la liberta di internet e internet stesso si è dimostrato il più potente mezzo di democrazia, mai messo nelle mani di un libero cittadino.

    Dopo l’ondata di proteste che in rete sono immediatamente partite alla volta del Governo, reo di aver approvato in Consiglio dei Ministri e inviato alle camere un decreto legge che minacciava la libertà di espressione della rete, arriva la risposta del Ministro delle Comunicazioni.
    Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog.”, afferma Gentiloni sul suo blog. “Il testo del decreto legge è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato.”
    Una assunzione di responsabilità “per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo”

    http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_20/ddl_legge_editoria_blog_gentiloni.shtml

  5. 5
    Giorgio ha scritto:

    La cosa sospetta è la discrezionalità delle autorità garanti.

    La solita spada di Damocle: quando cominci a rompere le scatole… zac!

  6. 6
    giuliano baragli ha scritto:

    Che simpatico il nostro Justfrank! Che ragazzo ingenuo! “Sarebbe tenuto a registrarsi al ROC solo chi, individuato dall’Autorità Garante delle Comunicazioni…….”

    Secondo te il “Garante” garantisce te o la casta? Chi individuerà il Garante, se becca chi si permette di dissentire? Sai chi è il secondo firmarario della legge Levi? Un certo Prodi, quello che garantisce il posto al Garante. Mi piace il candore degli italiani. Credere, obbedire, combattere, farsi fottere.

    Contento tu….senza offesa, naturalmente

  7. 7
    Franco ha scritto:

    Solito caso di sfruttamento delle masse.
    Non c’è mai stata libertà ma solo ritardo nel mettere dei divieti.
    Internet sta diventando un grande mezzo di potere e come tutti i poteri viene anch’esso ambito , conteso e sfruttato per i vantaggi dei più forti. Libertà ? Un SOGNO.
    Ciao a tutti e speriamo bene…..

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