Pianto neonati: arriva da Taiwan l’app per interpretarlo

Di , scritto il 14 Gennaio 2016

app per pianto neonatiLa tecnologia continua a fare passi da gigante in ambiti che fino a poco tempo fa sembravano assolutamente distanti: in particolare i cellulari di ultima generazione (su SosTariffe.it si trovano le offerte mobili più convenienti per smartphone) stanno migliorando la vita delle persone portando la giusta soluzione anche per problemi annosi, che ci si trascina dietro, è il caso di dirlo, dalla notte dei tempi.

Questa volta l’ispirazione sembra arrivare dai Simpsons, terza stagione, ventiquattresimo episodio: Herb Alpert, fratellastro di Homer caduto in povertà, si rimette in piedi dopo aver inventato un traduttore in grado di interpretare i vagiti e gli strilli della piccola Maggie Simpson e trasformarli in parole e frasi di senso compiuto.

L’invenzione è un successo straordinario, e del resto quale genitore non vorrebbe un apparecchio del genere per capire perché il proprio bambino stia piangendo a dirotto? Da oggi, forse, there’s an app for that, come avrebbe detto Steve Jobs.

Arriva infatti da Taiwan Infant Cries Translator, l’applicazione in grado interpretare il pianto dei neonati sviluppata con il supporto dei ricercatori del National Taiwan University Hospital Yunlun. Basterebbe quindi uno smartphone e questo piccolo programma per capire finalmente se il bebè ha fame, ha bisogno di essere cambiato, ha sonno o sente male da qualche parte, grazie ad algoritmi sofisticati e soprattutto con l’ausilio di un archivio di 200 mila suoni emessi da 100 neonati.

Secondo gli sviluppatori, è sufficiente una registrazione di appena 10 secondi per dare un nome al motivo del malessere del bambino, notificando all’istante i genitori che potranno così prendere provvedimenti in fretta.

E l’attendibilità? Molto alta, a detta dei creatori dell’app. 92% per i neonati sotto il mese, dell’85% per quelli sotto i due mesi e del 77% per i bambini oltre i quattro mesi. Paradossalmente, i risultati diventano sempre meno precisi, e dopo i quattro mesi neanche Infant Cries Translator è in grado di dare un’interpretazione attendibile: questo perché con lo sviluppo del bambino anche il tipo di pianto comincia a variare in maniera significativa, e in più l’ambiente circostante e la sua interazione con esso alterano la precisione dei risultati.

Molti storceranno il naso, ricordando che per millenni e millenni i genitori sono riusciti a gestire il pianto dei loro figli senza particolari problemi, e magari non mancherà chi si straccerà le vesti di fronte a un’ennesima ingerenza della tecnologia nelle nostre vite. Scienziati e pediatri, però, sono di diverso avviso.

Secondo Douglas M. Teti, Professore di Sviluppo Umano, Psicologia e Pediatria alla Pennsylvania State University, infatti, non c’è troppo da preoccuparsi. «La maggior parte dei parenti se la cava provando e riprovando, ma se questa applicazione aiuta a velocizzare il processo, allora è una buona cosa. In fondo che differenza c’è a chiedere un consiglio a un parente o a un’applicazione? Non mi preoccuperei di un eccessivo rischio di dipendenza per i genitori».

Il discorso sull’accuratezza, però, è ben diverso. Come fare, ad esempio, a distinguere il pianto per un pannolino bagnato da quello per il dolore fisico, visto che per il piccolo la reazione di fastidio è la stessa? «Vorrei vedere quest’applicazione testata sul campo prima di raccomandarla a qualcuno. O almeno, vedere un paper che ne parli».



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