Privacy e app, promossi e bocciati

Di , scritto il 22 Giugno 2015

app privacyApple, Adobe e Yahoo!? Promosse con lode. Google, Microsoft e Twitter? Promosse per un pelo. Whatsapp? Bocciata senza appello. Questi, in sintesi, i risultati del quinto rapporto “Who has your back?”, che ogni anno viene pubblicato da Electronic Frontier Foundation a proposito del rapporto tra le grandi compagnie che operano anche su Internet e le richieste di informazioni sugli utenti richieste da più parti, come istituzioni e autorità di vario tipo.

Dopo aver dato in pasto per anni i nostri dati sensibili alle compagnie, è un fatto che da qualche tempo l’attenzione verso la privacy degli utenti sia considerata sempre più un valore da salvaguardare, come dimostra anche la “cookie law” comunitaria, che da qualche settimana in Italia informa sulla presenza di cookie nei siti Internet. E non è un segreto che anche colossi come Google e Facebook siano spesso stati criticati per il loro uso diciamo “disinvolto” dei dati degli utenti.

I nuovi criteri usati nello stilare il rapporto hanno provocato un vero terremoto rispetto alle edizioni passate: ora contano anche variabili come l’informazione agli utenti, da parte delle compagnie, a proposito delle richieste di dati dei governi prima che avvengano, oppure le regole adottate in materia di conservazione delle informazioni e il lasso di tempo in cui queste rimangono inaccessibili all’utente, o ancora la dichiarazione sull’eventualità e la frequenza di queste richieste o la posizione nei confronti delle “backdoor” di accesso privilegiato ai server.

I risultati hanno visto ottenere cinque stelle su cinque Apple, Adobe, Wikimedia, WordPress, Sonic e Yahoo!. Un gradino sotto chi ha ottenuto una valutazione di 3 o 4 su 5, e qui ci sono parecchi “mostri sacri” come Twitter, Amazon, Reddit, Facebook, Google, Tumblr, Snapchat, Linkedin, Pinterest, Microsoft, Comcast, Slack. In particolare Twitter è andata male sull’informazione preventiva delle richieste agli utenti mentre Google è caduta anche sui tempi di conservazione delle informazioni.

Chi proprio non ha passato l’esame (oltre ad AT&T e Verizon) è WhatsApp, il più utilizzato programma di messaggistica al mondo. Insomma,i nostri dati sono a rischio, il che può essere abbastanza allarmante per chi spedisce molte informazioni sensibili: l’app recentemente acquistata su Facebook non soddisfa infatti nessuno dei criteri presi in esame.

Attenzione, dunque, quando scegliamo come condividere i dati che ci riguardano. Oltre naturalmente alle offerte di telefonia mobile più convenienti per usare (con criterio) i social network e le app di messaggistica: le più convenienti si possono trovare sul comparatore diSosTariffe.it.



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